La stima tiene conto di un tasso di assunzione di 20 mila l’anno, la metà per le graduatorie
Precari, 24 anni per assumerli
Sono 240 mila gli abilitati iscritti nelle liste in attesa di un posto
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anno in media 38 anni. Per entrare tutti, dovranno a-spettare presumibilmente 24 anni. Il che vuol dire che ci sarà chi andrà in pensione senza essere mai stato as-sunto a tempo indetermina-to. È quanto potrebbe ragio-nevolmente accadere nella scuola in assenza di un pia-no robusto di assunzioni ri-servate solo ai precari stori-ci. Un piano che non pare essere nelle intenzioni del ministro dell’istruzione, Ma-riastella Gelmini, che nella conferenza stampa di aper-tura dell’anno scolastico ha ammesso quello che molti pensano. Ovvero che «as-sumere 200 mila precari è praticamente impossibile, nessun governo lo farà mai». E intanto ha rilanciato un nuovo sistema di reclu-tamento per immettere giovani. E così è partita la corsa a calcolare quanti anni serviranno a smaltire il precariato. La stima fatta da ItaliaOggi circa i 24 anni parte dall’assunto di base, ovvero che ad oggi nelle graduatorie permanenti so-no iscritti ben 240 mila do-centi. Una marea di inse-gnanti che spinge per entra-re in ruolo e che deve fare i conti con disponibilità di posti fortemente decurtate dai tagli agli organici (si veda la tabella in pagina) e da una evoluzione del reclu-tamento che porterà inevita-bilmente all’apertura di nuovi concorsi. Concorsi necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in al-cune classi di concorso ma soprattutto per rinverdire la pianta organica con giovani formati secondo i nuovi canoni del regolamento sulla formazione del ministro Gelmini, ormai giunto alle battute finali. Stando alle indicazioni che trapelano dal ministero, ai concorsi sarà riservato co-munque il 50% delle im-missioni in ruolo. Una volta ultimato il piano di tagli imposto dal decreto 112/2008, si può ragionare su un tasso medio di assun-zioni di 20 mila l’anno (que-st’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno il pensionamen-ti sono stati 30 mila). Per smaltire un arretrato di 240 mila precari servirebbero appunto 24 anni. Dati duri che colpiscono, dall’ultima rilevazione fatta dal mini-stero sulle graduatorie a e-saurimento, in particolare le donne, il tasso di precarietà riguarda per l’83% le inse-gnanti, e il Sud: il 65% de-gli aspiranti è nato nel Me-ridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati di «antica presenza» rag-giungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel setto-re tecnico-scientifico e al Centro-Nord. Ci sono anche 27 province su 100 che nel-l’arco di tre anni avranno esaurito le graduatorie per la scuola primaria. Insom-ma, ci sono troppi abilitati ma nei settori e nelle regioni sbagliate. Stando all’analisi del ministero, le graduatorie esaurite o virtualmente e-saurite sono il 4% del totale dei posti a livello nazionale. Il fenomeno riguarda quasi esclusivamente classi di concorso con basso numero di posti, non è presente nel-l’infanzia e nella primaria, che assieme contano circa il 46% dell’organico. Le gra-duatorie in via di esauri-mento costituiscono il 6,8% del totale e fanno riferimen-to a un numero di posti in organico di diritto di circa 86.500 posti. «Il che non significa, nell’arco di un triennio, che si renderà di-sponibile un tal numero di posti», butta subito avanti le mani il ministero, «significa solo che entro tale periodo nelle graduatorie riferite a quei posti presumibilmente non ci saranno più aspiran-ti». Molto affollate le gra-duatorie di tutti gli ordini di scuola, tra il 73% della pri-maria e il 100% dell’infan-zia. Incrociando le gradua-torie con le città, emerge che la classe di concorso di italiano e storia è in linea generale affollata-molto af-follata, che matematica e fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosen-za e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esau-rita. Mancheranno a breve i candidati a insegnare mate-rie tecniche, quali meccani-ca, chimica, tecnologia, e nella primaria. Sempre in prevalenza al Centro-NorLa stima tiene conto di un tasso di assunzione di 20 mila l’anno, la metà per le graduatorie
Sono 240 mila idonei in lista di attesa, con una media di 28 anni, e 24 che li separano da un posto di lavoro. Questa è la prospettiva in ambito scolastico in assenza di un piano robusto di assunzioni riservate ai precari storici.
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La Federazione Consulenti del Lavoro ha emanato un Parere in relazione ad un quesito sulla legittimità del controllo della attività lavorativa mediante investigatori privati .
In base a quanto previsto dagli art 3 e 4 Statuto dei Lavoratori, la stessa ha ricordato che il controllo sull’attività lavorativa può essere eseguito oltre che dal datore anche dagli agenti preposti e che è vietato per tale fine l’utilizzo di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature a distanza dell’attività di lavoratori.
Pertanto, “il datore di lavoro non può avvalersi di agenti investigativi per controllare la normale operosità del dipendente, in quantotali soggetti sono sconosciuti ai lavoratori”, tuttavia “è ammesso il ricorso ad investigatori privati esterni per accertare l’eventuale attività illecita commessa dal lavoratore a danno dell’impresa. In particolare, la giurisprudenza ha ritenuto legittimo il controllo occulto operato da agenti investigativi finalizzato ad accertare: l’appropriazione indebita di denaro da parte del dipendente, la mancata registrazione del pagamento con conseguente omessa consegna dello scontrino fiscale, la dichiarazione infedele del chilometraggio percorso, le false dichiarazioni sul lavoro svolto al di fuori dell’azienda, l’effettivo stato di malattia del dipendente”.
Infine “quanto alle modalità del controllo, si richiede che gli agenti investigativi si limitino alla verifica delle irregolarità commesse dal lavoratore ed alla segnalazione
dell’illecito al datore di lavoro, il quale rimane l’unico preposto alla contestazione degli addebiti disciplinari”.
(Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Parere 15 luglio 2010, n.20: Legittimità del controllo dell’attività lavorativa mediante investigatori privati).
Francesca R Giurgola.

Anche se la Corte costituzionale ha ripristinato le competenze regionali, i contratti collettivi per la formazione esclusivamente aziendale del giovane assunto con contratto di apprendistato professionalizzante continueranno ad applicarsi.
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