Banche: urge legge quadro su finanza islamica

ottobre 26, 2010 · Archiviato in Senza categoria · Comment 

Banche: urge legge quadro su finanza islamica“Siamo molto in ritardo rispetto agli altri paesi nell’attrazione della finanza islamica, se pensiamo che le banche islamiche nel mondo sono 350 di cui 26 in Europa e nessuna in Italia. Un colpevole ritardo se vediamo come invece oggi siamo il primo partner commerciale dei paesi della sponda sud del Mediterraneo mentre le rotte commerciali delle aziende italiane si stanno sempre piu’ dirigendo verso il sud est del mondo”.

Il mobile in revisione

ottobre 15, 2010 · Archiviato in Pubblica Amministrazione, Senza categoria · Comment 
Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,presieduto da Corrado Calabrò, ha dato avvio oggi alla consultazione pubblicarelativa ad un’innovativa metodologia da utilizzare per la revisione delle tariffe diterminazione mobile.Si tratta di un importante passaggio con cui verrà ridefinito – dal 2011 inavanti – il percorso di riduzione delle tariffe di terminazione mobile stabilito dalladelibera 667/08/CONS. Sulla scorta dell’esperienza di Paesi che hanno adottato ilmedesimo approccio metodologico, ci si attende una più marcata riduzione delletariffe di terminazione mobile, a beneficio degli operatori ed, in ultima istanza, deiconsumatori e degli utenti finali.Tutti i soggetti interessati potranno far pervenire, entro 30 giorni dallapubblicazione della delibera, le proprie osservazioni in merito all’approccioproposto dall’Autorità. Quest’ultimo, in linea con la Raccomandazionecomunitaria, riguarda sia la tipologia di modello (bottom up LRIC riconciliato conla contabilità regolatoria degli operatori mobili), sia la metodologia per ladefinizione del costo del capitale (WACC).

Il mobile in revisioneIl Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha dato avvio due settimane fa ad una  consultazione pubblica relativa ad un’innovativa metodologia da utilizzare per la revisione delle tariffe diterminazione mobile.

Accesso alla magistratura e all’avvocatura

ottobre 13, 2010 · Archiviato in Senza categoria · Comment 
Accesso alla magistratura, ridare dignità alla laurea in giurisprudenza
ottobre 11, 2010 Inchieste
Ultima puntata dell’inchiesta di Simone Aversano sull’accesso alla magistratura in Italia. Leggi le puntate precedenti e l’intera inchiesta: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Sesta, Settima.
La disciplina dell’accesso al concorso per uditore giudiziario, e quindi per l’ingresso nella magistratura dello Stato italiano, è un esempio di come l’Italia stessa sia un mostro a due facce: con una faccia promette tranquillità e con l’altra faccia sostanzialmente oscura e nasconde i mali che compie. Una mano lava l’altra, si suol dire in modo ancora più esplicito. Ed infatti è così: con l’istituzione delle scuole di specializzazione nelle professioni legali, con il sancire che queste scuole debbano formare i laureati in giurisprudenza per un ulteriore periodo di due anni post-laurea prima di poter accedere al concorso in magistratura, con il mancato rispetto della regola del concorso bandito annualmente, non si sta facendo altro che togliere dignità ad una professione, quella del magistrato, che da sempre è più una missione che un lavoro qualsiasi. Ma si sta anche togliendo respiro, speranza e futuro ai tantissimi giovani e alle numerose famiglie che devono già sostenere sacrifici spesso indicibili per permettersi di portare avanti gli studi e di sperare in un lavoro dignitoso, anche se adesso, appunto, quasi non lo è più.
E la dignità del magistrato non viene meno soltanto per colpa degli attacchi di quella parte politica che vede la magistratura sempre e comunque politicizzata; nè soltanto per colpa di quell’altra parte politica che la magistratura vorrebbe tenersela sotto la sua protezione e difenderla sempre e comunque a spada tratta, offredole quasi una sponda politica in Parlamento. La dignità del magistrato e della magistratura sta venendo meno proprio per questo fraintendimento, a tratti voluto e cercato, della divisione dei poteri nella democrazia su cui si incardina il nostro Paese. Ci sono senz’altro giudici politicizzati, perchè in ogni campo ed “in ogni fenomeno umano” (per citare non troppo a sproposito una parte di una meravigliosa espressione di un grandissimo giudice, Giovanni Falcone) esistono i peggiori e i non adatti. Ci sono senz’altro giudici incapaci che emettono provvedimenti assolutamente fuori luogo, per non dire fuori legge. Ma la capitolazione definitiva di una democrazia si ha quando si smette di credere negli utili strumenti che lo Stato medesimo mette a disposizione per risolvere qualsiasi tipo di problema e di incrinatura. E’ la legge dello Stato, è la struttura dello Stato che deve essere utlizzata per consentire di raddrizzare ogni stortura del sistema. Una contro-stortura non raddrizzerà ciò che è storto, ma lo renderà solo ancora più storto e forse in maniera irreparabile.
Per lanciare qualche proposta concreta che possa anche offrire spazio per una altrettanto concreta speranza di miglioramento delle cose per i giovani giuristi (ma non solo) del nostro Paese, senz’altro bisogna dire che l’istituzione delle scuole di specializzazione nelle professioni legali non è stato un errore in sè, ma un errore per le finalità e per l’obbligatorietà che sono state subito legate all’esistenza di questi stessi istituti. Più che un errore, si è trattato forse di una mossa volutamente distorta, per tirare acqua a qualche mulino ben diverso da quello della gente comune, delle famiglie, dei giovani, degli studenti universitari. A guadagnarci, come già sottolineato nel corso di questa inchiesta, sono coloro i quali non ne avrebbero bisogno, come professori universitari, avvocati, notai, magistrati, funzionari e certamente anche politici, che basano la propria esistenza professionale sulla ricerca del consenso. Ogni volta che si crea un centro di investimento economico pubblico si tratta senz’altro di un centro di potere, e quindi di consensi facilmente gestibili da chi ne vuole approfittare.
Ed allora bello e giusto sarebbe ritornare al vecchio sistema: poter accedere al concorso per diventare magistrati con la semplice laurea in giursprudenza, lasciando però fermi (o aumentando di un anno) i due anni di uditorato obbligatorio prima di poter effettivamente e pienamente svolgere le funzioni di magistrato, ma comunque due o più anni di pratica che si svolgono all’interno della magistratura, dopo aver superato lo scoglio più grande. Una previsione del tutto simile si potrebbe pensare per l’accesso al notariato, con immediato accesso al concorso e successivo periodo di praticandato obbligatorio. Per l’accesso all’avvocatura, valutazioni di opportunità forse impediscono di invertire anche lì l’ordine delle cose, tra concorso e pratica: per diventare avvocato, insomma, dovrebbe rimanere obbligatoria prima la pratica (investimento a fondo perduto qualora non si riuscisse a superare il successivo concorso) e poi la possibilità di accedere al concorso e di superarlo. D’altra parte, non è certo un problema del nostro Paese quello di formare nuovi avvocati, visto che ne siamo veramente stracolmi.
Inutile dire che il governo dovrebbe finalmente bandire ogni anno il concorso per magistratura, rispettando i dettami delle leggi che la stessa classe politica ha imposto. Ma un’altra cosa sarebbe necessaria prima di tutto: investire maggiormente nell’università, o comunque trasferire i fondi in modo da evitare i tantissimi sprechi che sono stati perpetrati negli anni, per la verità non senza responsabilità anche del corpo studentesco che dopo le rivolte del ‘68 e gli anni di piombo in troppi casi è diventato silente e prono alle decisioni altrui. Investimento di fondi più oculato per far sì che una laurea in giurisprudenza, con le difficoltà che comporta, sia di per sè idonea a partecipare a qualsiasi concorso in campo giuridico. Altrimenti qualcosa non va nella laurea stessa. E pensare che in Italia non si parla affatto di abolire il valore legale delle lauree appunto, figurarsi cosa accadrebbe se ciò venisse fatto: quante università non darebbero in nessun caso l’idoneità all’accesso a certi concorsi, creandosi così dei poli didattici privilegiati dove sono costretti ad andare tutti coloro i quali ambiscono alla magistratura.
In poche parole, se qualcosa siamo riusciti a far emergere, come anche in altre occasioni, con questa piccola inchiesta su Caffè News, è senza dubbio la necessità che le istituzioni rappresentative e la classe politica italiana di oggi si impegnino per accorciare, e non per allungare, le distanze tra il mondo della formazione e quello del lavoro. Concetti e propositi che vengono sempre sbandierati sulla carta, ma che poi nei fatti sono troppo spesso disattesi.
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23 settembre, 20:34
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Accesso alla magistratura e all'avvocaturaLa preparazione per l’accesso al concorso per uditore giudiziario, e quindi per l’ingresso nella magistratura dello Stato italiano attualmente avviene grazie all’istituzione delle scuole di specializzazione nelle professioni legali.

Gli enti devono pagare la tassa sui telefonini

settembre 30, 2010 · Archiviato in Pubblica Amministrazione, Sentenze, Senza categoria, enti locali · Comment 
Gli enti devono pagare la tassa sui telefonini
I
Comuni sono tenuti a pagare la tassa di con-cessione governativa sugli abbonamenti di telefonia mobile. L’esenzione è riconosciuta solo alle am-ministrazioni statali. Lo ha affermato la Commissione tributaria provinciale di Vi-cenza, quinta e nona sezio-ne, rispettivamente, con le sentenze 55 e 15/2010. Per i giudici tributari i Comuni non sono indicati tra i sog-getti esenti e non sono equi-parabili alle amministrazio-ni dello Stato. Ogni disposi-zione di esenzione o agevo-lazione in materia tributaria non è suscettibile di inter-pretazione analogica. In ma-teria fiscale, peraltro, «le esenzioni che competono allo Stato non possono esse-re estese agli enti locali se non in base a una norma che ciò preveda in modo esplici-to ». Anche l’agenzia delle Entrate ha più volte precisa-to che solo le amministra-zioni statali non sono sog-gette alla Tcg, in quanto so-lo per esse si realizza la concentrazione in un unico soggetto della posizione giuridica di concedente e concessionario. È stata rite-nuta infondata anche l’ana-logia fatta dagli enti interes-sati con il trattamento fisca-le che a loro riserva la legge per l’Ires. L’articolo 74 del Tuir, infatti, equipara i co-muni allo Stato ai fini del-l’esclusione dall’assogget-tamento alle imposte sui redditi. Secondo la commis-sione tributaria, però, le due questioni sono diverse, in quanto l’Ires colpisce il red-dito e quindi non può essere applicata ai comuni che non producono reddito tassabile. Inoltre, le due fattispecie non sono assimilabili perché per la tassa di concessione esiste una norma ad hoc (ar-ticolo 13 bis del Dpr 641/1972) che elenca in modo tassativo i casi di e-senzione. Del resto, si legge nella motivazione della sen-tenza 55, l’articolo 28 del decreto ministeriale 484/1988 stabilisce che sia a carico dell’abbonato ogni spesa, imposta o tassa rela-tiva al contratto con il ge-store. Questa regola è appli-cabile anche all’amministra-zione comunale nella quali-tà di abbonato.

http://www.giuridicoblog.it/2010/09/gli-enti-devono-pagare-la-tassa-sui-telefonini/I Comuni sono tenuti a pagare la tassa di concessione governativa sugli abbonamenti di telefonia mobile.

Più garanzie anche per i motivi sollevati d’ufficio dal giudice

settembre 29, 2010 · Archiviato in Senza categoria, diritto amministrativo, riforma · Comment 
Il nuovo codice rivede i termini per il deposito di documenti e memorie
Parità delle armi davanti al Tar
Più garanzie anche per i motivi sollevati d’ufficio dal giudice
C
on l’entrata in vigore del Codice del processo amministrativo il principio della “parità delle armi” troverà un’attuazione più completa. Fino a oggi l’amministrazione che ha emanato l’atto impugnato si trova in una posizione di vantaggio rispetto al ricor-rente. Infatti, i termini pro-cessuali ordinari per il de-posito dei documenti e delle memorie sono eguali per tutte le parti: 20 e 10 giorni nel giudizio innanzi al Tar e 30 e 10 giorni nei giudizio d’appello al Consiglio di Stato. In questo modo però il contraddittorio tra le parti non è assicurato in modo paritario. Questo perché, per prassi, l’amministrazione si costituisce in giudizio subi-to dopo aver ricevuto la no-tifica del ricorso con un atto formale brevissimo. Que-st’ultimo serve soprattutto per ricevere la comunica-zione, da parte della cancel-leria, della fissazione dell’u-dienza di discussione,in ge-nere dopo un periodo di tempo di vari mesi o anche più. La difesa vera e propria viene poi presentata l’ultimo giorno utile. In questo mo-do, il ricorrente non può più ribattere per iscritto alle tesi avversarie. Può farlo solo nel corso della discussione orale davanti al collegio. Ma quest’ultima è spesso limitata a un breve scambio di battute. La stessa situa-zione si riproduce nel giudi-zio di appello. Anche gli eventuali controinteressati, per esempio l’impresa che ha vinto una gara d’appalto contestata, hanno questo vantaggio competitivo. Il Codice innova su questi a-spetti. Da un lato, ritocca e unifica i termini per il depo-sito di documenti e memo-rie nel giudizio di primo grado e appello (rispettiva-mente 40 e 30 giorni). Dal-l’altro, consente alle parti di presentare memorie di re-plica fino a 20 giorni liberi prima dell’udienza. E a que-sto punto si spiega anche la regola secondo la quale le parti possono discutere in udienza ” sinteticamente”. Ma anche per le questioni sollevate d’ufficio dal giudi-ce vi sarà una garanzia in più. Il giudice infatti deve indicarle in udienza (per e-sempio un difetto di giuri-sdizione o la tardività di una notifica) dandone atto a verbale e le parti possono esporre il proprio punto di vista. Se il giudice rileva la questione solo a udienza conclusa, assegna alle parti un termine non superiore a 30 giorni per il deposito di memorie. Un’altra novità riguarda la fase cautelare. Finora le parti potevano presentare memorie e do-cumenti anche in sede d’u-dienza di discussione in camera di consiglio. Il Co-dice prevede ora un termine di due giorni liberi per il deposito. Anche per misure cautelari provvisorie ema-nate dal presidente del Tar o di un suo de-legato e che possono essere richieste, nei casi di estrema urgenza, an-cor prima di aver notificato il ricorso, il giudice deve sentire, ove ritenuto neces-sario, anche in via informale le parti. Insomma, il con-traddittorio avanza nel pro-cesso amministrativo, con una riserva. Il Codice non ha potuto modificare la ri-duzione drastica dei termini processuali previsti nel rito speciale in materia di appal-ti: la corsa contro il tempo imposta a imprese e avvoca-ti va contro l’esigenza di una difesa ben ponderata.

Più garanzie anche per i motivi sollevati d'ufficio dal giudiceIl nuovo Codice del processo amministrativo prevede  il principio della “parità delle armi” . In questo senso, i termini processuali ordinari per il deposito dei documenti e delle memorie saranno eguali per tutte le parti: 20 e 10 giorni nel giudizio innanzi al Tar e 30 e 10 giorni nei giudizio d’appello al Consiglio di Stato.

In Sicilia 34000 firme per legge iniziativa popolare

settembre 18, 2010 · Archiviato in Senza categoria, novità legislative, produzione normativa · Comment 
Sicilia, 34000 firme per legge iniziativa popolare
S
ono 34 mila le firme rac-colte per la prima legge di iniziativa popolare nella storia dell’autonomia sici-liana: quella per l’acqua pubblica. Il testo, fatto già proprio e sostenuto da 135 consigli comunali e dal consiglio provinciale di Messina, assieme alle ade-sioni sarà consegnato do-mani, alle 10.30, al servizio elettorale della Regione, presso l’assessorato alle Au-tonomie locali (via Trina-cria 34/36). Per l’occasione, i soggetti promotori- il Fo-rum e i movimenti per l’ac-qua pubblica, la Cgil Sicilia, il coordinamento degli Enti locali coinvolti, alcuni parti-ti- terranno un sit-in davanti l’assessorato. Il provvedi-mento, che dovrà essere di-scusso dall’Ars, punta alla ripubblicizzazione e al rior-dino del settore idrico in Si-cilia. Se approvato ritorne-ranno pubblici i 6 Ato (sul totale di 9) in mano ai pri-vati e il sovrambito regiona-le, oggi con Siciliacque pri-vatizzato al 75% (capofila la multinazionale francese Veolia). I contratti con i ge-stori andranno dunque re-scissi. Il ddl prevede l’appli-cazione della direttiva euro-pea in materia di acque e indica la strada della piani-ficazione e della tutela per il settore. Inoltre, introduce un’autorità regionale di vigi-lanza e controllo e sancisce il principio della partecipa-zione dei cittadini e delle forze sociali ai processi de-cisionali. Gli obiettivi sono una maggiore efficienza, l’accelerazione degli inve-stimenti, l’esclusione di spe-culazioni, la riduzione di prezzi e tariffe per quello che viene definito un “bene pubblico”. Soddisfatti i pro-motori che si erano dati in principio l’obiettivo minimo di 10 mila firme, abbondan-temente superato.

Le firme sono  34 mila, per la prima legge di iniziativa popolare nella storia dell’autonomia siciliana: quella per l’acqua pubblica.

Gazzetta Ufficiale è illegale

settembre 16, 2010 · Archiviato in Gazzetta ufficiale, Senza categoria · Comment 
Per l’Autorità sui contratti pubblici il Poligrafico ha sottratto al libero mercato 700 mila euro
Toh, la Gazzetta Ufficiale è illegale
La sua produzione è stata affidata a una società senza gara
È
come se dietro la «Bibbia» delle leggi italiane ci fosse un’irregolarità bella e buona, fatta di una serie di appalti assegnati senza il benché minimo rispetto delle procedure di gara. La vicenda riguarda la produzione della Gazzetta Ufficiale e chiama direttamente in causa l’Isti-tuto Poligrafico, ovvero la società controllata dal mini-stero dell’economia che ne cura appunto la stampa e la diffusione. Proprio su que-sta attività è arrivata adesso una bastonata da parte del-l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Secondo l’Authority, che si è mossa «dopo una serie innumere-vole di esposti anonimi», dal 2006 al 2009 il Poligra-fico ha assegnato il servizio di produzione cartacea e in-formatica della Gazzetta a una società, la Techne srl, senza rispettare la normati-va sulle gare. In pratica la società beneficiaria in que-stione, in conseguenza di successivi contratti, ha avu-to solo affidamenti diretti. E questo, secondo l’Autorità oggi guidata dal facente funzione Giuseppe Brienza, ma fino a pochissimo tempo fa presieduta da Luigi Giampaolino (oggi approda-to al vertice della Corte dei conti), ha fatto sì che ben 700 mila euro siano stati sottratti dal Poligrafico alla libera concorrenza tra ope-ratori economici. Oggi il Poligrafico è affidato alle cure dell’amministratore de-legato Ferruccio Ferranti, considerato vicino al presi-dente della camera Gian-franco Fini (tanto da sedere nel consiglio della fonda-zione finiana Farefuturo). Ma la vicenda, in base alla sua evoluzione temporale, tocca anche le precedenti gestioni della spa controlla-ta dal Tesoro, in particolare quella di Lamberto Gabriel-li, predecessore di Ferranti, e per un breve periodo an-che quella di Massimo Pon-zellini, oggi a capo di Im-pregilo e della Banca popo-lare di Milano ma dal feb-braio 2006 a.d. proprio del Poligrafico. Il primo affi-damento alla Techne srl, per un valore di 222 mila euro, risale al 30 marzo del 2006. Aveva a oggetto la realizza-zione del progetto «Gu-flow», funzionale alla ge-stione informatica dalla Gazzetta. A seguito di que-sta assegnazione è stata av-viata l’installazione dei co-dici sorgente del software presso i server del Poligra-fico, che ne ha acquisito la proprietà esclusiva. Succes-sivamente la spa del Tesoro ha provveduto a quattro af-fidamenti diretti alla Te-chne: servizi di analisi svi-luppo e formazione per 120 mila euro, servizi di assi-stenza e manutenzione del sistema Guflow per 252 mi-la euro, un rinnovo dei ser-vizi di analisi e sviluppo per 200 mila euro e un ulteriore rinnovo per 145 mila euro, quest’ultimo datato 8 mag-gio 2009. L’Authority ha chiesto lumi, proprio a par-tire dal primo contratto, il 13 novembre 2009, rice-vendone riscontro il 15 di-cembre successivo. Secondo quanto si apprende dalla de-libera, il Poligrafico ha spie-gato di aver acquistato il software Guflow dalla Te-chne, società precedente-mente individuata a seguito di un’indagine di mercato. L’indagine, per la spa del Tesoro, si era resa necessa-ria perché «non era possibi-le individuare a priori le ca-ratteristiche di un prodotto atto a soddisfare le com-plesse esigenze del sistema da implementare». Conside-rando, però, che il primo contratto prevedeva l’instal-lazione dei codici sorgente presso il Poligrafico, che ne acquistava la proprietà, l’Authority ha chiesto come mai si è poi proceduto a quattro successivi affida-menti diretti alla Techne, senza gara. Il Poligrafico, a tal proposito, ha chiarito che «data la complessità tecnica della soluzione Guflow», la Techne ha avuto i servizi di manutenzione e assistenza perché «era l’unica in grado di garantire nell’immediato il regolare funzionamento del sistema». In più, ha an-cora sostenuto la spa del Tesoro, non c’erano i tempi tecnici per indire una gara europea. L’Authority, però, con la delibera depositata il 30 giugno scorso, non l’ha pensata alla stessa maniera. Per l’organismo di vigilan-za, fatto salvo il primo con-tratto (non era ancora entra-to in vigore il Codice dei contratti pubblici), gli altri servizi dovevano essere as-segnati rispettando la nor-mativa comunitaria e nazio-nale sulle gare. Per questo, calcolando il valore dei quattro contratti in questio-ne, l’Autorità ha calcolato che il Poligrafico ha sottrat-to alla concorrenza 700 mila euro. Da qui l’invito al Poli-grafico a rispettare in futuro la legge e a riferire entro 30 giorni sul recepimento delle osservazioni formulate nella delibera.

Gazzetta Ufficiale è illegaleL”Autorità sui contratti pubblici ha dichiarato che il Poligrafico ha sottratto al libero mercato 700 mila euro, in quanto la produzione della Gazzetta Ufficiale è stata affidata a una società senza gara.

Precari nella scuola, per assumerli ci vogliono 24 anni

settembre 16, 2010 · Archiviato in Senza categoria · Comment 
La stima tiene conto di un tasso di assunzione di 20 mila l’anno, la metà per le graduatorie
Precari, 24 anni per assumerli
Sono 240 mila gli abilitati iscritti nelle liste in attesa di un posto
H
anno in media 38 anni. Per entrare tutti, dovranno a-spettare presumibilmente 24 anni. Il che vuol dire che ci sarà chi andrà in pensione senza essere mai stato as-sunto a tempo indetermina-to. È quanto potrebbe ragio-nevolmente accadere nella scuola in assenza di un pia-no robusto di assunzioni ri-servate solo ai precari stori-ci. Un piano che non pare essere nelle intenzioni del ministro dell’istruzione, Ma-riastella Gelmini, che nella conferenza stampa di aper-tura dell’anno scolastico ha ammesso quello che molti pensano. Ovvero che «as-sumere 200 mila precari è praticamente impossibile, nessun governo lo farà mai». E intanto ha rilanciato un nuovo sistema di reclu-tamento per immettere giovani. E così è partita la corsa a calcolare quanti anni serviranno a smaltire il precariato. La stima fatta da ItaliaOggi circa i 24 anni parte dall’assunto di base, ovvero che ad oggi nelle graduatorie permanenti so-no iscritti ben 240 mila do-centi. Una marea di inse-gnanti che spinge per entra-re in ruolo e che deve fare i conti con disponibilità di posti fortemente decurtate dai tagli agli organici (si veda la tabella in pagina) e da una evoluzione del reclu-tamento che porterà inevita-bilmente all’apertura di nuovi concorsi. Concorsi necessari per sopperire alla mancanza di abilitati in al-cune classi di concorso ma soprattutto per rinverdire la pianta organica con giovani formati secondo i nuovi canoni del regolamento sulla formazione del ministro Gelmini, ormai giunto alle battute finali. Stando alle indicazioni che trapelano dal ministero, ai concorsi sarà riservato co-munque il 50% delle im-missioni in ruolo. Una volta ultimato il piano di tagli imposto dal decreto 112/2008, si può ragionare su un tasso medio di assun-zioni di 20 mila l’anno (que-st’anno ne sono entrati 10 mila), che dovrebbe più o meno bilanciare le uscite (quest’anno il pensionamen-ti sono stati 30 mila). Per smaltire un arretrato di 240 mila precari servirebbero appunto 24 anni. Dati duri che colpiscono, dall’ultima rilevazione fatta dal mini-stero sulle graduatorie a e-saurimento, in particolare le donne, il tasso di precarietà riguarda per l’83% le inse-gnanti, e il Sud: il 65% de-gli aspiranti è nato nel Me-ridione e nelle graduatorie del Mezzogiorno gli abilitati di «antica presenza» rag-giungono punte del 60%. Eppure ci sono classi di concorso scoperte, nel setto-re tecnico-scientifico e al Centro-Nord. Ci sono anche 27 province su 100 che nel-l’arco di tre anni avranno esaurito le graduatorie per la scuola primaria. Insom-ma, ci sono troppi abilitati ma nei settori e nelle regioni sbagliate. Stando all’analisi del ministero, le graduatorie esaurite o virtualmente e-saurite sono il 4% del totale dei posti a livello nazionale. Il fenomeno riguarda quasi esclusivamente classi di concorso con basso numero di posti, non è presente nel-l’infanzia e nella primaria, che assieme contano circa il 46% dell’organico. Le gra-duatorie in via di esauri-mento costituiscono il 6,8% del totale e fanno riferimen-to a un numero di posti in organico di diritto di circa 86.500 posti. «Il che non significa, nell’arco di un triennio, che si renderà di-sponibile un tal numero di posti», butta subito avanti le mani il ministero, «significa solo che entro tale periodo nelle graduatorie riferite a quei posti presumibilmente non ci saranno più aspiran-ti». Molto affollate le gra-duatorie di tutti gli ordini di scuola, tra il 73% della pri-maria e il 100% dell’infan-zia. Incrociando le gradua-torie con le città, emerge che la classe di concorso di italiano e storia è in linea generale affollata-molto af-follata, che matematica e fisica nella media è affollata a Napoli, Catanzaro, Cosen-za e Caserta, ma è in via si esaurimento a Milano e a Torino è virtualmente esau-rita. Mancheranno a breve i candidati a insegnare mate-rie tecniche, quali meccani-ca, chimica, tecnologia, e nella primaria. Sempre in prevalenza al Centro-NorLa stima tiene conto di un tasso di assunzione di 20 mila l’anno, la metà per le graduatorie

Precari nella scuola, per assumerli ci vogliono 24 anniSono 240 mila idonei in lista di attesa, con una media di 28 anni, e 24 che li separano da un posto di lavoro. Questa è la prospettiva in ambito scolastico in assenza di un piano robusto di assunzioni riservate ai precari storici.

Via libera ai fondi per la stabilizzazione LSU

settembre 13, 2010 · Archiviato in Pubblica Amministrazione, Senza categoria, novità legislative · Comment 
In corso di pubblicazione i decreti con i finanziamenti
Comuni, stop a lsu
Via ai fondi per la stabilizzazione
V
ia libera alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (lsu) negli enti locali. Con tre distinti decreti, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il mini-stero del lavoro fornisce procedure e criteri per la concessione di un contribu-to ai comuni con meno di 50 mila abitanti nel limite di un milione di euro per cia-scuna annualità 2008, 2009 e 2010 (in totale 3 milioni di euro), finalizzato alla sta-bilizzazione di lavoratori impegnati in attività social-mente utili presso gli stessi enti e con oneri a carico del bilancio comunale da alme-no otto anni. Il termine di presentazione delle doman-de per l’ammissione al con-tributo scadrà 30 giorni do-po la pubblicazione dei provvedimenti. Tre annua-lità. La stabilizzazione degli lsu è prevista dalla Finan-ziaria 2008, la legge n. 244/2007, a favore di quei soggetti che siano impegnati in tali attività nei comuni con meno di 50 mila abitan-ti con oneri tutti a carico del bilancio comunale e siano nella disponibilità dei co-muni da almeno otto atti. I comuni possono richiedere il contributo per una sola annualità, 2008, 2009 o 2010, a condizione di avere in carico lsu a decorrere dal 1° gennaio 2000 o da una data precedente. Tre vie per la stabilizzazione. L’e-rogazione del contributo, che avverrà sulla base di un’apposita graduatoria pre-disposta a cura del ministe-ro del lavoro, è finalizzato all’attuazione di un piano di stabilizzazione occupazio-nale che il comune deve a-vere a tal fine predisposto. Tale piano può prevedere una o più delle seguenti vie alternative di stabilizzazio-ne: a) assunzione dei lsu con contratto di lavoro a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di du-rata superiore a 12 mesi presso lo stesso comune; in tal caso, il sindaco deve di-chiarare la conformità delle stabilizzazioni ai vincoli fi-nanziari vigenti in materia di assunzione e di conteni-mento della spesa per il per-sonale delle pubbliche am-ministrazioni; b) assunzione dei lsu presso soggetti pri-vati con contratto di lavoro a tempo indeterminato op-pure a tempo determinato superiore a 12 mesi; c) ero-gazione di un incentivo al-l’autoimprenditorialità da erogare ai lsu con indica-zione del relativo ammonta-re. La domanda. I comuni interessati devono presenta-re apposita domanda, da spedire con raccomandata oppure da consegnare a ma-no, al ministero del lavoro entro 30 giorni dalla data di pubblicazione in G.U. del decreto concernente la di-sponibilità di risorse per l’annualità (2008, 2009 o 2010) per la quale viene ri-chiesto il contributo. La domanda, sottoscritta dal sindaco, deve contenere tra l’altro il numero dei soggetti lsu con specificazione di quelli che si intendono sta-bilizzare. Nell’ipotesi di comuni con popolazione superiore a 5 mila abitanti, la domanda deve inoltre re-care esplicita dichiarazione che le assunzioni sono con-formi ai limiti di spesa e vengono effettuate nel ri-spetto del patto di stabilità per gli enti locali.
Daniele Cirioli

Via libera ai fondi per la stabilizzazione LSUVia libera alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili (lsu) negli enti locali.

In arrivo le linee guida per l’utilizzo della posta elettronica certificata

settembre 13, 2010 · Archiviato in Senza categoria · Comment 

In arrivo le linee guida per l'utilizzo della posta elettronica certificataI concorsi via PEC, senza bisogno del regolamento dell’ente pubblico che recepisca le norme nazionali sulla Pec. Lo ha precisato il ministro Brunetta, che ha firmato la circolare 12/2010 del dipartimento della funzione pubblica datata 3 settembre 2010.

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