CAD: timide innovazioni

giugno 30, 2010 · Archiviato in Senza categoria 

CAD: timide innovazioniQualche giorno fa, un articolo dell’avvocato Ernesto Belisario, ben descriveva lo stato di prudenza che accompagna  l’iter di riforma del Codice dell’amministrazione digitale (Cad). “Il Cad avrebbe dovuto essere la «magna charta» invece è stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dell’intero ordinamento giuridico italiano”.

Tutto ciò rispetto ad una tematica in continua e rapidissima evoluzione che ha reso obsolete le norme attalmetne vigenti.

Il Governo ha dunque deciso di intervenire sulla  sua rivitalizzazione. Gli obiettivi della riformaad opera del  ministro Brunetta sono i seguenti:

  • fornire servizi on line che semplifichino le relazioni degli Uffici con cittadini e imprese,
  • assicurare ingenti risparmi alle casse pubbliche,
  • eliminare la carta dagli uffici dematerializzando l’attività amministrativa,
  • premiare le buone prassi.

Questi traguardi, da raggiungere  entro il 2012, vengono perseguiti attraverso una rivisitazione delle norme in materia di firma digitale e documento informatico.

In particolare, le norme  prevedono che tutte le pubbliche amministrazioni operino secondo una triplice linea di azione: razionalizzazione organizzativa, semplificazione dei rapporti tra cittadini e imprese, maggiore attenzione per la sicurezza dei dati e dei sistemi.

A valle di una riforma necessaria, la tesi dell’avvocato Belisario, e condivisa dalla comunità degli innovatori, è quella di risolvere anche un tema cruciale: “la gran parte delle amministrazioni non fornisce servizi on line ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Da ultimo, ma non per importanza, bisogna sottolineare che, nelle intenzioni del legislatore, la riforma del Cad dovrebbe avvenire a costo zero. Tale previsione desta un po’ di allarme: non può esistere vera innovazione senza iniziali investimenti (in tecnologie e in formazione soprattutto). Differentemente dovremo rasse-gnarci all’idea che, anche questa volta, le riforme della p.a. digitale siano destinate a rimanere sulla carta”.

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