Allarme della Corte dei Conti su sprechi e abusi negli enti pubblici

febbraio 27, 2010 · Archiviato in corte dei conti 

Allarme della Corte dei Conti su sprechi e abusi negli enti pubbliciL’anno giudiziario è stato inaugurato con i risultati estremamente positivi forniti dal presidente Antonio D’Aversa, della Corte dei Conti del Piemonte,  relativi all’ anno svolto 2009, chiusosi con 93 udienze pubbliche, 216 sentenze in materia di pensione, 38 di condanna per responsabilità amministrativa e contabile, per un importo a di 2,8 milioni di euro. Oltre ai dati, il Presidente ha evidenziato anche i procedimenti più impegnativi dei cinque magistrati in servizio.

 Per quanto riguarda le «entrate» (danno derivante da omessa riscossione di tributi), c’è la questione delle “quote latte”: «Sono stati chiamati a giudizio 34 amministratori di sei cooperative – ha spiegato il procuratore regionale Ermete Bogetti – fittiziamente costituite per consentire ai soci di eludere il pre-lievo supplementare sulle eccedenze di produzione. Il danno contestato supera i 200 milioni di euro».

Sulla di spesa pubblica, e in particolare di appalti, Bogetti ha invece ricordato il verificarsi di «gravi sprechi di risorse pubbliche in dipendenza di repentini cambi di programma, specie nei piccoli comuni, per l’avvicendarsi nel governo locale di maggioranze politiche diverse». E ha riportatao, a titolo esemplificativo,  il caso di un comune in cui era stato realizzato un impianto sportivo di cui non c’era bisogno.

Per quanto riguarda le forniture della sanità pubblica Bogetti ha ripercorso la «gravissima corruzione» nella cardiochirurgia (il caso Di Summa alle Mo-linette, ndr), dove il «sistema tangentizio era stato instaurato da un primario e poi proseguito da altri dopo il suo pensionamento. Il danno complessivo è stato di sei milioni di euro». Ma ha anche ricordato l’acquisto «urgente» in un ospedale di un costosissimo strumento, un «laser ad eccimetri» da 800 mila euro: «Fu impiegato per pochi interventi e in breve tempo risultò non più funzionante, e fu riposto in un magazzino». 

 Per i dipendenti civili vi sono casi di peculato anche per beni di scarso valore, come libri o un telefonino, o vicende più gravi quale quella di due dipendenti dell’Arpa che in occasione dei controlli in aziende, minaccian-do sanzioni, imponevano l’acquisto di attrezzature e macchinari di certe ditte da cui ricevevano “mance” illecite.

Infine il fenomeno del “caro estinto”, in cui i prezzi di funerali aumentavano perché gli addetti alle camere mortuarie chiedevano somme ai parenti per la vestizione dei cadaveri, e le salme venivano segnalate ai titolari delle imprese.

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